Kumano Kodo, non un semplice cammino in Giappone

Il Kumano Kodo (熊野古道) è uno dei sentieri di pellegrinaggio più antichi del Giappone, Patrimonio Unesco dal 2004 e l’anima spirituale del paese. È uno dei pochi cammini al mondo gemellato con quello di Santiago de Compostela e percorrendoli entrambi si ottiene il certificato di Dual Pilgrim, Pellegrino duale.

È una di quelle cose che volevamo assolutamente fare una volta deciso che avremmo visitato il paese. Convinti che un giorno faremmo anche quello di Santiago. 

Dato che questa volta eravamo più a Oriente che a Occidente, perché non iniziare proprio da lì?

Così ci siamo ritrovati per 5 giorni a camminare sulle montagne giapponesi, fermandoci in piccoli villaggi di poco più di 50 abitanti, a finire le giornate negli onsen e a mangiare del delizioso cibo a km 0. È stata una delle esperienze più incredibili del nostro viaggio in Giappone, e una di quelle che ci sentiamo di cuore di consigliarvi.

In questo articolo

Non un solo cammino

Il Kumano Kodo non è un unico cammino, ma una rete di sentieri sacri millenari che venivano percorsi da pellegrini, monaci e imperatori. Si sviluppano lungo l’estremità della penisola di Kii, in una regione che in passato veniva chiamata Kumano, nella provincia di Wakayama, a sud di Osaka e Kyoto. I sentieri principali sono sette, ma quelli che collegano i quattro grandi santuari di devozione sono il Nakahechi, il Kohechi, l’Ohechi e l’Iseji.

I tempi di percorrenza variano dai 3 ai 10 giorni, ma ogni cammino può essere adattato in base alle proprie esigenze e al tempo a disposizione. Noi abbiamo scelto il Nakahechi, il più famoso ed attrezzato dei tracciati del Kumano Kodo.

 

Quella di Wakayama è sicuramente una regione affascinante in cui immergersi in un Giappone selvaggio e rurale, attraverso panorami suggestivi e diversi tra loro, fatti di montagne, boschi rigogliosi, vallate, risaie, coltivazioni di tè, fiumi, cascate e sorgenti termali. Ma anche l’occasione per conoscere un’antica tradizione spirituale e un pezzo di storia del Giappone diversa da quella diffusa nell’immaginario collettivo fatto di modernità e lontana dai circuiti turistici delle città più visitate.

 

Lungo il trekking si dorme sui futon nelle tradizionali ryokan e minshuku, realizzate in legno e carta e si mangia la tipica e antica cucina giapponese kaiseki, fatta di diverse pietanze e  ci si rilassa negli onsen termali.

 

Un’esperienza davvero unica che permette davvero di disconnettersi da tutto e immergerti nella natura e nella parte più autentica del Giappone.

 

La storia del Kumano Kodo e i kami

Il Kumano Kodo, così come lo si conosce oggi, nasce nel periodo Heian, tra il X e il XI secolo, come rete di vie di pellegrinaggio. I sentieri uniscono i tre grandi santuari conosciuti come Kumano Sanzan, Hongu Taisha, Nachi Taisha e Hayatama Taisha.

Furono prima la famiglia imperiale e i nobili di Kyoto a percorrere queste vie, soprattutto il Nakahechi, in cerca di rinascita e purificazione e nel corso dei secoli il percorso venne aperto a nobili, samurai, monaci e infine alla gente comune, diventando il cammino spirituale più conosciuto del Giappone. Nel loro apice, tra l’XI e il XIV secolo, gli itinerari principali venivano percorsi da circa 30.000 persone l’anno.

I sentieri non celebrano un’unica religione, ma uniscono lo scintoismo nativo e il buddismo.

Le montagne sono considerate da sempre un luogo di incontro tra il divino e il mistico, colme d’acqua, elemento purificatore e abitate dai kami. Entità sacre che popolano queste foreste. Non sono dei nel senso occidentale del termine, ma forze spirituali immanenti che animano il mondo: l’energia sacra presente in tutto ciò che esiste. Un pensiero bellissimo, se non è vivo tutto ciò che esiste, cos’altro lo è?

La natura e gli elementi naturali occupano quindi un posto centrale in questa visione: le montagne, gli alberi, i fiumi, le rocce, e persino i fenomeni atmosferici come il vento e i fulmini sono abitati, vivi. Secondo la tradizione, in Giappone esistono ‘otto milioni di kami’, un numero che è anche un modo per indicare una quantità infinita.

Le nostre tappe

Con questo spirito ci siamo messi in cammino anche noi. Con un po’ di allenamento il Nakahechi è un sentiero percorribile in 4-5 giorni. Questo è stato il nostro percorso tappa per tappa:

Giorno 1: Takijiri Osi→ Chikatsuyu

Il nostro primo giorno sul Kumano Kodo, diciamocelo, non è iniziato proprio nel migliore dei modi. Ci siamo svegliati nella nostra guesthouse di Tanabe con una pioggia battente che sembrava non avere nessuna intenzione di smettere. Ma ormai era il giorno della partenza e non volevamo farci fermare dal maltempo.

 

Come se non bastasse Nico aveva un po’ di influenza, ma a volte muoversi e camminare può solo far bene e perciò non ci siamo lasciati scoraggiare.

 

Sveglia alle 5 del mattino e dopo aver fatto colazione a base di uova soda e patata dolce, perfetta per un pieno di energie, armati di ombrello e zaini, ci siamo diretti verso la stazione di Kii-Tanabe. 

 

Dalla stazione abbiamo preso il primo bus per Takijiri. Il sentiero parte proprio dietro il Takijiri-oji, uno dei tanti oji (santuari) disseminati lungo il Kumano Kodo, e il primo tratto è una salita piuttosto ripida attraverso il bosco.

La strada verso Takahara sembra non finire mai e, con la pioggia che continuava a cadere, il terreno diventava sempre più scivoloso. Arrivati a Takahara, ci siamo fermati nel piccolo rifugio per riprendere fiato e, soprattutto, per mangiare, finalmente. Ovviamente onigiri, tipico pranzo al sacco giapponese.

Da qui il sentiero continua tra boschi, salite e discese, alternando tratti più tranquilli ad altri decisamente più impegnativi. 

Non ha mai smesso di piovere e noi non avevamo nessuna mantellina per quel primo giorno. A un certo punto abbiamo smesso anche di preoccuparci di quanto fossimo bagnati e abbiamo semplicemente continuato a camminare. Quando finalmente siamo arrivati a Chikatsuyu, eravamo completamente fradici, dalle scarpe fino ai capelli.

La prima cosa che abbiamo fatto una volta arrivati alla nostra homestay è stata stendere tutti i vestiti e accendere l’aria calda nella stanza nel tentativo di farli asciugare. Poi una bella doccia calda e, subito dopo, siamo usciti alla ricerca di qualcosa da mangiare all’unico supermercato della zona.

Una volta cenato, abbiamo preparato i nostri futon, ci siamo infilati sotto le coperte e siamo crollati praticamente subito.

Giorno 2: Hosshinmon-oji → Yunomine Onsen

Il secondo giorno il cielo non sembrava promettere niente di buono. Così, abbiamo deciso di accorciare un po’ il percorso e partire direttamente da Hosshinmon-oji.

Dopo aver fatto colazione e lasciato la nostra homestay, ci siamo diretti verso la fermata dell’autobus per prendere il primo bus.

Arrivati a Hosshinmon-oji abbiamo comprato qualche drink alla vending machine, tirato fuori i nostri snack e, dopo una piccola pausa, ci siamo messi finalmente in cammino.

Questo tratto è veramente bello e suggestivo. Il sentiero attraversa fitte foreste, piccoli villaggi rurali e zone di campagna dove il tempo sembra essersi fermato. Quel Giappone che ci eravamo immaginati prima di arrivarci, case tradizionali, montagne ricoperte di vegetazione, piccoli orti e stradine praticamente deserte.

 

Dopo un’ora circa siamo arrivati nella zona di Hongu, il cuore spirituale del Kumano Kodo. Qui si trova il Kumano Hongu Taisha, uno dei tre grandi santuari di Kumano e una delle destinazioni più importanti dell’intero pellegrinaggio.

A quel punto, però, la fame iniziava a farsi sentire. Siamo andati a mangiare in un piccolo ristorante della zona, uno dei sushi e delle tempura più buoni di tutto il nostro viaggio in Giappone. 

Dopo pranzo abbiamo fatto un’altra piccola deviazione per raggiungere Oyunohara, l’antico sito del Kumano Hongu Taisha, dove si trova il gigantesco Otorii, il grande torii che segna l’ingresso all’area sacra. Il più grande del Giappone.

Da qui avevamo due possibilità, prendere il bus e raggiungere comodamente Yunomine Onsen oppure continuare a piedi. Abbiamo scelto la seconda e dopo tutta la camminata che avevamo già fatto, quella salita ci è sembrata infinita. Ma ne è valsa assolutamente la pena.

Arrivati a Yunomine, abbiamo avuto la sensazione di essere stati catapultati improvvisamente in un villaggio incantato. Piccole case tradizionali, montagne tutto intorno e il fumo dell’acqua termale che saliva dal fiume creando una specie di nebbia calda. 

Abbiamo raggiunto il nostro ryokan e ci siamo fiondati nell’onsen. Un bagno caldo è la migliore ricompensa dopo un giorno di cammino. 

Poi abbiamo provata un’altra delle tradizioni del villaggio. Abbiamo comprato delle uova e le abbiamo messe a cuocere nelle acque termali del Yuzutsu, una sorta di vasca pubblica lungo il fiume dove vengono bollite uova e verdure direttamente nell’acqua caldissima della sorgente. 

 

Infine siamo andati a cena da You-got-it Bar, uno dei due ristoranti del villaggio. Propongono piatti cotti al vapore con l’acqua termale, utilizzando verdure, carne e pesce locali. 

 

Dopo cena siamo tornati al nostro ryokan. In camera avevamo del matcha e, ormai completamente rilassati, ce ne siamo preparati una tazza calda. Poi ci siamo infilati nei futon e siamo andati a dormire.

Giorno 3: Yunomine Onsen → Koguchi

La notte passata a Yunomine Onsen abbiamo dormito benissimo. La mattina ci siamo svegliati e finalmente splendeva il sole. Dopo aver fatto colazione sul tatami, abbiamo preso i nostri zaini e siamo andati verso la fermata dell’autobus per raggiungere Ukegawa e iniziare il percorso verso Koguchi.

 

Arrivati a Ukegawa, abbiamo fatto una piccola tappa nel negozietto proprio vicino alla fermata dell’autobus, per comprare il pranzo e qualche snack, visto che sarebbe stato uno degli ultimi punti in cui è possibile fare scorta di cibo prima di arrivare a Koguchi. 

 

Il percorso è lungo, ma davvero bellissimo. I ciliegi erano completamente in fiore e, con il cielo azzurro e il sole che finalmente faceva capolino tra gli alberi, sembrava che qualcuno avesse acceso la modalità primavera proprio per noi.

Dopo circa 4 ore, siamo arrivati a Koguchi, dove il sentiero si apre improvvisamente e davanti compare il fiume Akagi-gawa, con l’acqua limpida e trasparente. Ci siamo tolti gli zaini e ci siamo semplicemente seduti lungo il fiume lasciandoci scaldare dal sole. 

Koguchi è davvero minuscola e le possibilità di trovare cibo o alloggio sono molto limitate. Proprio per questo è una delle tappe per cui consigliamo di prenotare con parecchio anticipo, gli alloggi sono pochi e si riempiono velocemente. Noi ne abbiamo trovato uno fuori con servizio navetta incluso.

Prima di andare via ci siamo concessi un piccolo aperitivo. Nel centro di Koguchi c’è un piccolo camioncino che vende birre e piatti caldi, a gestirlo è un ragazzo che ha viaggiato per il mondo e poi ha deciso di tornare qui, in questo piccolo angolo di Giappone, per creare un punto di ristoro per i pellegrini.

 

Dopo questa breve pausa, ci siamo incamminati verso il piccolo negozio del paese, dove avevamo appuntamento con la navetta che ci avrebbe portato al nostro alloggio.

 

Arrivati alla struttura, abbiamo fatto quello che ormai era diventato il nostro rituale preferito dopo ogni giornata di cammino: onsen.

Ci siamo messi lo yukata, la tradizionale vestaglia giapponese che viene fornito dalla struttura, e siamo andati a cena.

 

Una vera cena kaiseki, composta da tantissime piccole portate servite una dopo l’altra. C’era di tutto: pesce, verdure, funghi, tofu e diverse specialità locali, accompagnate dal tè.

 

Quella sera siamo andati a dormire stanchi, ma con la sensazione di aver vissuto una delle giornate più belle del nostro viaggio.

Giorno 4: Koguchi → Nachi

La mattina del nostro ultimo giorno sul Kumano Kodo è iniziata con una vera colazione giapponese: pesce, uova, zuppa di miso e diverse piccole pietanze servite sul vassoio. Io l’ho adorata, Nico decisamente meno. 

 

Dopo aver mangiato abbiamo ritirato la nostra lunch box, preparata dalla struttura per pochi yen, e siamo saliti sulla navetta che ci avrebbe riportato a Koguchi, esattamente da dove avevamo terminato il giorno precedente.

 

Da Koguchi inizia l’Ogumotori-goe, uno dei tratti più impegnativi di tutto il Kumano Kodo. 

Il sentiero si infila completamente nella foresta, tra enormi alberi, radici, rocce e piccoli ruscelli dall’acqua cristallina. Ogni tanto il bosco si apre e lascia intravedere le montagne, creando dei punti panoramici che sembrano comparire dal nulla.

A metà giornata ci siamo fermati per mangiare la nostra lunch box e poco dopo ci siamo rimessi in marcia.

 

Finalmente, dopo ore di cammino, abbiamo raggiunto il punto più alto del percorso, intorno agli 870 metri. Da qui il sentiero comincia lentamente a scendere. 

Arrivare al Kumano Nachi Taisha dopo quattro giorni di cammino è stata una sensazione difficile da spiegare. Il santuario, la maestosa pagoda rossa del Seiganto-ji e, sullo sfondo, la gigantesca Nachi no Taki, la cascata di Nachi, creano uno dei paesaggi più iconici e riconoscibili di tutto il Giappone.

 

All’interno del complesso si trova anche un enorme canforo di circa 850 anni, considerato un albero sacro. Il tronco è cavo e al suo interno è possibile passare attraverso un piccolo tunnel, chiamato Tainai-kuguri. Secondo la tradizione, attraversarlo simboleggia una sorta di rinascita e porta fortuna. 

 

Dal Kumano Nachi Taisha siamo poi saliti sull’autobus diretti verso Nachi, dove avevamo prenotato la nostra ultima notte alla Guesthouse Oyado Hana. Eravamo stanchissimi, ma anche stranamente dispiaciuti che il nostro Kumano Kodo fosse già finito.

 

La giornata si è conclusa, ovviamente con il nostro rituale dell’onsen. La struttura aveva infatti una vecchia vasca termale privata che era possibile prenotare per circa mezz’ora. 

 

Dopo il bagno abbiamo cenato, abbiamo ripensato alle quattro giornate appena trascorse e, senza neanche rendercene conto, siamo crollati.

Informazioni utili prima di partire per il Kumano Kodo

Il Kumano Kodo è uno di quei viaggi che, prima di partire, sembra relativamente semplice da organizzare.

 

Poi inizi a prenotare gli alloggi, cercare gli autobus, organizzare i bagagli e capire gli spostamenti e ti rendi conto che qualche informazione in più può davvero fare la differenza.

 

Dopo averlo percorso, queste sono le cose che avremmo voluto sapere prima di partire.

Prenotate gli alloggi in anticipo

Questa è probabilmente la cosa più importante da sapere. I piccoli villaggi lungo il Nakahechi hanno un numero limitato di strutture e i posti possono esaurirsi facilmente, soprattutto nei periodi più richiesti. 

 

Se prenotate con pochi mesi di anticipo, il nostro consiglio è di fare il contrario rispetto a quello che verrebbe naturale, prima controllate quali alloggi sono disponibili e poi costruite il percorso attorno a quelli, invece di decidere le tappe e cercare successivamente dove dormire.

Viaggiate leggeri

Se fate il percorso in più giorni, non ha molto senso portarvi dietro tutto il bagaglio del viaggio in Giappone.

 

Esistono servizi di luggage shuttle che trasferiscono gli zaini da un alloggio all’altro, ma è possibile anche spedire i bagagli alla destinazione finale tramite i servizi di consegna giapponesi, come Yamato Transport.

 

Noi abbiamo scelto proprio questa soluzione e ci siamo trovati benissimo con il grosso del bagaglio spedito, durante il cammino avevamo soltanto un piccolo zaino giornaliero.

Quando andare e quanto è difficile?

Il Nakahechi è percorribile tutto l’anno, ma primavera e autunno sono generalmente i periodi più piacevoli. Noi lo abbiamo percorso all’inizio di aprile e abbiamo trovato un po’ di tutto: sole, nebbia e tantissima pioggia.

 

Il clima della penisola di Kii è molto umido e il tempo in montagna può cambiare rapidamente, quindi è importante partire preparati e controllare le previsioni.

 

Per quanto riguarda la difficoltà, non serve esperienza alpinistica, ma non è nemmeno una passeggiata. Si cammina per ore su sentieri di montagna, con scalinate in pietra, radici, fango e soprattutto molte salite e discese.

 

La difficoltà dipende quindi molto più dal dislivello e dalla durata delle tappe che dai chilometri. Se non siete abituati a camminare in montagna, non scegliete le tappe guardando soltanto la distanza.

Cosa portare

Noi, avendo spedito il grosso dei bagagli, avevamo uno zaino giornaliero molto leggero. Non sono servite grandi quantità di attrezzatura: acqua, qualcosa da mangiare, mantellina antipioggia, ombrello, cambio leggero,libretto dei timbri e goshuinko (quello per le scritture calligrafiche dei templi), telefono e power bank, piccolo kit di primo soccorso, crema solare e una torcia frontale, scarpe da trekking o con una buona suola non nuove.

Gli onsen, i piccoli santuari e tutto quello che rende speciale il cammino

Lungo il Kumano Kodo dormirete spesso in ryokan e minshuku tradizionali, mangerete piatti preparati con prodotti locali e avrete la possibilità di rilassarvi negli onsen dopo le giornate di cammino.

 

Incontrerete gli oji, piccoli luoghi sacri legati al pellegrinaggio, raccoglierete i timbri sul vostro Nokyocho e, se completate i requisiti, potrete ottenere anche il riconoscimento di Dual Pilgrim.

 

Portate con voi anche un po’ di contanti, nei piccoli villaggi non tutti i servizi accettano carte.

 

E soprattutto, non abbiate fretta. Il Kumano Kodo non è una gara e non è un percorso da fare per mettere una spunta. Fermatevi, entrate nei piccoli santuari, fate un bagno nell’onsen, sedetevi nella foresta e lasciatevi attraversare dal cammino.

Per concludere

Il Kumano Kodo è un viaggio lento, immerso nella natura e nella spiritualità, che permette di conoscere una parte del Giappone completamente diversa dalle grandi città e dai percorsi più turistici.

È fatto di montagne, pioggia, sentieri nel bosco, piccoli villaggi, ryokan, cene interminabili, onsen bollenti e persone che, con una semplicità disarmante, continuano a custodire una tradizione antichissima.

Non è sempre facile.

Ci saranno salite in cui vi chiederete perché vi sia venuto in mente di farlo, giornate di pioggia in cui vorrete solo arrivare alla guesthouse e gambe che la sera vi sembreranno non appartenere più al vostro corpo.

Ma poi arriverete davanti a un piccolo santuario, sentirete il rumore dell’acqua nel bosco, vi immergerete in un onsen mentre fuori fa freddo e vi renderete conto che era esattamente per questo che siete venuti.

E noi non possiamo che consigliarvelo.

Per ora, buon cammino.