Un mese su un'isola tropicale in Thailandia

Isola tropicale in Thailandia by Nilli Birds
Se qualche anno fa ci avessero detto che avremmo vissuto per un mese su un’isola tropicale in Thailandia, probabilmente non ci avremmo creduto. Eppure è successo.
Le nostre giornate iniziavano all’alba con lezioni di yoga vista mare, per poi proseguire con colazioni tropicali a base di mango e dragon fruit freschissimi. Acqua cristallina, pranzi e cene sulla spiaggia e tramonti color amaranto capaci di lasciare senza parole: sembrava la descrizione di una vacanza da sogno, e invece era la nostra quotidianità.
E se vi dicessimo che tutto questo ci è costato appena 500 euro in due per un intero mese?

Il segreto si chiama Workaway. Workaway come anche Worldpackers, sono piattaforme che permettono ai viaggiatori di trovare esperienze di volontariato in tutto il mondo. In cambio di qualche ora di aiuto al giorno, si ricevono spesso vitto e alloggio gratuiti. Un modo intelligente per viaggiare a lungo termine con un budget limitato, ma soprattutto un’opportunità per vivere davvero un luogo, entrando in contatto con la sua comunità.

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Di che esperienza si trattava?

Prima di scegliere questa esperienza abbiamo inviato diverse candidature, ricevendo risposta solo da alcune strutture. Tra tutte, però, una ha catturato immediatamente la nostra attenzione: Blessings Home & Café, un eco hostel situato sull’isola tropicale di Koh Phangan, nel golfo della Thailandia.
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Il programma prevedeva cinque giorni di volontariato a settimana. Le mansioni erano semplici e varie: pulizie, piccoli lavori di manutenzione e pittura, sistemazione degli spazi comuni e, occasionalmente, creazione di contenuti e materiale grafico per l’ostello (cosa proposta da noi in base alle nostre competenze).
In cambio avremmo ricevuto l’alloggio, oltre a pranzo e cena per cinque giorni a settimana. Due giorni completamente liberi ci avrebbero permesso di esplorare l’isola e goderci il mare. Sulla carta sembrava già un’ottima opportunità. Nella realtà si è rivelata molto di più e ha superato davvero ogni aspettativa.

Il nostro arrivo in paradiso

Siamo arrivati a Koh Phangan in una giornata di settembre, dopo tre settimane trascorse in Cambogia. Eravamo esausti. Da Siem Reap avevamo preso un van fino al confine thailandese, poi un trasferimento verso Bangkok. Da lì, un autobus notturno fino al porto di Surat Thani e infine il traghetto per l’isola.

Più di 24 ore di viaggio, quasi senza dormire. Dopo pochi minuti di cammino dal porto siamo finalmente arrivati al Blessings Home & Café, il luogo che avrebbe dovuto ospitarci per dieci giorni. Sì, perché inizialmente il nostro soggiorno doveva durare solo dieci giorni.

Come alloggio ci furono assegnati due letti in dormitorio, ma le camere erano moderne, spaziose e curate nei dettagli. Ogni giorno trovavamo lenzuola fresche e profumate, ampi cassettoni dove riporre i nostri vestiti, aria condizionata e una piacevole illuminazione calda. Tutto il comfort che fino a quel momento ci era mancato.
Per curiosità controllammo anche il prezzo delle camere: circa 25 euro a persona a notte, e persino di più durante l’alta stagione. Una cifra ben diversa dai 6-10 euro a notte in due che avevamo sempre cercato di spendere durante il nostro viaggio.
Eppure, grazie a poche ore di aiuto al giorno (massimo 20 a settimana), potevamo godere di quel livello di comfort senza alcun costo, trascorrendo il resto del tempo tra spiagge tropicali, scooter e tramonti mozzafiato. Per la prima volta dopo mesi non ci sentivamo semplicemente in viaggio, avevamo la sensazione di vivere davvero su un’isola tropicale.

La nostra nuova quotidianità

Nel giro di pochi giorni, la vita sull’isola era diventata la nostra nuova quotidianità. E dobbiamo ammettere che, dopo mesi passati a spostarci continuamente da un luogo all’altro, cambiando letto e abitudini ogni pochi giorni, un po’ di routine e stabilità erano esattamente ciò che desideravamo.
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Le nostre giornate iniziavano alle sei del mattino. La sveglia così presto era una scelta puramente nostra, eravamo liberi di organizzare gli orari di lavoro e persino i giorni liberi come preferivamo. Preferivamo concentrarci sul lavoro nelle prime ore della giornata per poterci godere il resto del tempo senza pensieri.
Facevamo colazione con calma nello spazio comune all’aperto, dotato di una cucina condivisa. Preparavamo il caffè e delle enormi bowl tropicali con yogurt, frutta fresca e granola. Mango, ananas, dragon fruit e banane mature dal gusto unico.
Due volte a settimana iniziavamo a lavorare più tardi perché partecipavamo alle lezioni di yoga, gratuite per tutti i volontari. Le lezioni si svolgevano nell’altra struttura appartenente al Blessings Home & Café, un meraviglioso eco-resort affacciato sul mare. Era lì che consumavamo anche i nostri pasti inclusi: pranzi e cene preparati con ingredienti freschi e locali, tutti ispirati alla tradizione thailandese ma reinterpretati in chiave vegana. Deliziosi è dire poco.
Durante la prima settimana, la nostra mansione principale è stata la pulizia dell’ampio terreno sul retro dell’ostello, dove si trovavano anche la cucina e lo spazio comune. Era un’area condivisa con le abitazioni della gente del posto, in particolare di alcune famiglie birmane fuggite dalla guerra.
È stato uno degli aspetti più belli dell’esperienza. Fin dal primo giorno, mentre lavoravamo, i bambini del quartiere hanno iniziato a unirsi a noi. Ogni mattina correvano verso lo spazio comune per giocare, chiacchierare e darci una mano. Quello che doveva essere un semplice compito di pulizia si è trasformato in un momento di condivisione autentica, fatto di sorrisi, risate e piccoli gesti che hanno abbattuto qualsiasi barriera linguistica.
Le altre attività comprendevano la pittura della staccionata, il riordino degli spazi comuni e della cucina e, infine, la creazione di contenuti fotografici e video per l’ostello. Abbiamo documentato le lezioni di yoga, gli spazi della struttura e alcune delle attività organizzate per gli ospiti, come la Family Dinner del mercoledì sera, una cena comunitaria alla quale i volontari potevano partecipare gratuitamente.
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Una volta terminati i compiti della giornata, avevamo il resto del tempo completamente libero.
Per tutto il mese abbiamo noleggiato uno scooter a circa 4,50€ al giorno, un mezzo praticamente indispensabile per esplorare Koh Phangan in autonomia. Spesso partivamo senza una meta precisa, lasciandoci guidare dalle strade dell’isola tra spiagge nascoste, palme e piccoli villaggi sul mare.
Altre volte ci fermavamo semplicemente sulla spiaggia più vicina con un libro, alternando lettura e bagni nell’acqua cristallina fino al tramonto.
Una delle nostre abitudini preferite era portare la cena in spiaggia. Dopo un ultimo bagno nel mare ancora tiepido anche al calare del sole, ci sedevamo sulla sabbia a guardare il cielo tingersi di sfumature arancioni, rosa e amaranto mentre mangiavamo e ascoltavamo il rumore delle onde.
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La sensazione più bella era quella di non dover correre. Dopo mesi trascorsi a cambiare città ogni pochi giorni, per la prima volta non eravamo semplicemente in viaggio, stavamo vivendo un luogo. Avevamo creato delle abitudini, riconoscevamo i volti delle persone che incontravamo ogni giorno e iniziavamo a sentirci parte di quella piccola comunità. Ed è stato proprio allora che abbiamo capito quanto possa essere speciale rallentare.
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Connessioni profonde

Se però c’è una cosa che porteremo sempre con noi di questa esperienza, sono le persone.
I loro sorrisi, la loro gentilezza, la loro curiosità e la capacità di farci sentire a casa dall’altra parte del mondo.
Lo staff, composto da ragazzi thailandesi e birmani, è diventato per noi una vera e propria famiglia lontano da casa. Giorno dopo giorno abbiamo iniziato a condividere con loro molto più che semplici ore di lavoro, pause pranzo, cene, lunghe chiacchierate e momenti di vita quotidiana.
Grazie a loro abbiamo scoperto una Thailandia diversa, fatta di storie personali, tradizioni, sogni e difficoltà. In poche settimane abbiamo imparato più sul Paese e sulle persone che lo abitano di quanto avessimo fatto durante tutti i mesi precedenti di viaggio.
Tra tutte le persone incontrate, Phyu e suo marito Chico hanno occupato un posto speciale nei nostri cuori. Fin dal primo giorno ci hanno accolto come fratelli, facendoci sentire parte della loro famiglia.
Phyu è una ragazza birmana emigrata in Thailandia alla ricerca di un futuro migliore. Lavora duramente per sostenere la propria famiglia rimasta in Myanmar e la sua storia è una testimonianza di coraggio, sacrificio e speranza. Una storia che merita di essere ascoltata e che abbiamo deciso di raccontare più approfonditamente qui.
Un’altra menzione speciale va a Markus, un ragazzo tedesco che vive a Koh Phangan da diversi anni. Anche lui era arrivato sull’isola come volontario e, con il tempo, è diventato il responsabile dei volontari e insegnante di yoga della struttura.
Ciò che ci ha colpito di Markus non è stata solo la sua energia positiva, ma il modo in cui concepiva il volontariato: non come uno scambio di ore di lavoro per vitto e alloggio, ma come un’opportunità di crescita reciproca, fatta di connessioni umane, condivisione e supporto.
Quando arrivò il momento di partire, salutare tutti fu molto più difficile di quanto immaginassimo. Per ringraziarli, l’ultimo giorno stampammo alcune delle fotografie scattate durante il mese e le consegnammo una ad una alle persone che avevano condiviso con noi quell’esperienza. Vedere le loro reazioni, i sorrisi e gli abbracci che ne seguirono è stato uno dei momenti più emozionanti dell’intero viaggio.
In quel momento abbiamo capito che il valore più grande di un’esperienza come questa non sta nei luoghi visitati, ma nelle relazioni che si creano lungo il cammino. Perché alcuni posti si dimenticano, mentre certe persone restano con te. Come dico sempre diventano piccoli pezzetti del nostro cuore sparsi per il mondo.

Perché siamo rimasti un mese invece di 10 giorni?

Beh, probabilmente a questo punto lo avrete già capito. Siamo rimasti semplicemente perché stavamo bene.
Per la prima volta dopo mesi non avevamo una tabella di marcia da rispettare. Fino a quel momento avevamo viaggiato per quattro mesi nel Sud Est asiatico con una lunga lista di Paesi, città e luoghi da visitare. E, nonostante avessimo tutto il tempo del mondo, eravamo finiti anche noi nella trappola del voler vedere tutto, spuntare ogni casella, visitare ogni attrazione, inseguire continuamente la prossima destinazione.
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Solo una volta arrivati a Koh Phangan ci siamo resi conto di quanto spesso stessimo correndo.
Quell’isola è stata una cura. Un piccolo segnale che ci ha insegnato a rallentare. Per la prima volta non sentivamo il bisogno di partire. Non c’era una spiaggia più bella da raggiungere, una città da vedere o un autobus da prenotare. Eravamo semplicemente felici di essere lì.
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Così arrivati al settimo giorno abbiamo deciso di estendere il soggiorno di un’altra settimana. Poi così ancora. Fino a quando i dieci giorni inizialmente previsti si sono trasformati in un mese.
All’inizio ci avevano detto che il periodo massimo per i volontari era di un mese, quindi, poco prima del raggiungimento di un mese, prenotammo il nostro volo per il Borneo malese e iniziammo a prepararci per la prossima avventura.
Qualche giorno prima della partenza, però, ci venne chiesto se volessimo rimanere più a lungo.
Avremmo volentieri detto sì senza pensarci due volte. Ma il viaggio continuava e sentivamo che era arrivato il momento di ripartire.
Nonostante questo, quel mese trascorso al Blessings Home & Café rimane ancora oggi uno dei ricordi più belli dell’intero viaggio. Non per i luoghi che abbiamo visto o per le attività che abbiamo fatto, ma per la sensazione che ci ha lasciato, quella di aver smesso, anche solo per un momento, di correre e aver imparato a vivere davvero il viaggio.

Quanto ci è costato vivere un mese su un’isola tropicale?

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Come accennato all’inizio dell’articolo, la spesa totale è stata di circa 250€ a testa per un mese.

I costi principali sono stati questi:

  • Scooter: indispensabile per muoversi sull’isola, ci è costato circa 130€ di noleggio per un mese.
  • Benzina: con prezzi tra i 40 e i 55 THB al litro (circa 1,00-1,40 €).
  • Cibo: colazione a base di yogurt, frutta tropicale freschissima e ingredienti locali a prezzi davvero bassi. Ogni tanto ci concedevamo anche qualche extra, come una cena cucinata da noi con la pasta acquistata in un supermercato sorprendentemente fornito, dove si trovavano prodotti internazionali come pasta Rummo, passata Mutti e altri prodotti italiani.
  • Momenti di svago nei giorni liberi: una pizza fuori, qualche aperitivo, drink a base di cocco fresco o pranzi occasionali non inclusi nel programma.
Queste sono state, in pratica, le uniche spese di un mese intero su un’isola tropicale. Davvero una grande fortuna di cui siamo e saremo per sempre molto grati. Ma tutto questo anche per dirti che non è impossibile farlo, basta solo un po’ di pazienza nel cercare queste esperienze e tanta forza di volontà e di mettersi in gioco.

Se viaggiare significasse anche fermarsi?

Di questo ormai siamo certi. A tal proposito vogliamo riportare le parole di un post pubblicato sulla nostra pagina Instagram il 13 ottobre 2024, quando eravamo ancora sull’isola:
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È un autunno diverso, tropicale, in questa parte del mondo.

Siamo arrivati su quest’isola dopo quattro mesi ininterrotti di viaggio in Asia. Per la prima volta ci siamo fermati. Davvero.

L’oceano ha calmato ciò che era agitato, con un ritmo morbido che profuma di frangipane. La quotidianità ha rifatto capolino, con quella consapevolezza tanto cercata nel caos. Frenetico, sempre in movimento.

Ha un sapore più dolce adesso, come il mango maturo e il cocco fresco.

Un nuovo inizio, diverso. Non esplosivo. Perché a volte gli inizi sono quieti, come una brezza leggera che ti sfiora la pelle senza farsi notare, e solo col tempo ti accorgi che hai già iniziato un nuovo cammino.

La bellezza richiede pazienza. Ogni piccolo passo, ogni alba che nasce e ogni tramonto che si dissolve all’orizzonte fanno parte di un nuovo inizio.

La luna, nel frattempo, ci ricorda ogni sera che anche la fine può essere piena di bellezza. Un calore misto a una lieve malinconia.

E mentre il sole si spegne e lei sorge, ci accorgiamo che questo periodo su quest’isola è diventato più di una semplice tappa sulla lista dei desideri: è stato l’inizio di qualcosa di nuovo. Un percorso che cresce lentamente, con calma e cura.’

Laura e Nico in Thailandia