Navigando il Mekong dalla Thailandia al Laos
Ci sono diversi modi per arrivare in Laos partendo dalla Thailandia, ma navigare il Mekong è stata senza dubbio una di quelle esperienze che porteremo sempre con noi.
Eravamo in viaggio da appena un mese, pieni di energia e di entusiasmo. Dopo aver attraversato la Thailandia da Bangkok fino a Chiang Rai, l’idea di raggiungere un nuovo Paese scivolando lentamente lungo uno dei grandi fiumi dell’Asia ci faceva trepidare dall’emozione.
Un viaggio dove il tempo scorre come una volta, a bordo di quelle imbarcazioni chiamate heua nella lingua locale e conosciute appunto dai viaggiatori come slow boat.
Il Mekong non è soltanto uno dei fiumi più lunghi dell’Asia, per milioni di persone rappresenta una vera e propria arteria vitale. Nasce sull’altopiano tibetano e attraversa sei Paesi prima di sfociare nel Mar Cinese Meridionale. Per secoli è stato una delle principali vie di comunicazione e commercio della regione e ancora oggi la vita di interi villaggi ruota attorno alle sue acque.
Per molte persone del posto la slow boat rappresenta ancora oggi un vero mezzo di trasporto. Durante il viaggio salgono e scendono famiglie, anziani, monaci e commercianti che utilizzano il Mekong come una normale strada di collegamento tra i villaggi e Luang Prabang. Questo rende l’esperienza ancora più autentica.
In questo articolo troverai tutto quello che devi sapere per vivere questa esperienza lenta e autentica, capace di regalare emozioni che solo un viaggio via terra, anzi via acqua sa offrire.
In questo articolo
Da Chiang Rai a Chiang Khong
Il nostro viaggio nel nord della Thailandia si è concluso nella magica Chiang Rai, con i suoi maestosi templi bianchi e blu.
Da lì abbiamo raggiunto la cittadina di Chiang Khong in autobus, avvicinandoci al confine con il Laos e al celebre Friendship Bridge, il Ponte dell’Amicizia che collega i due Paesi.
Il tragitto dura circa due ore e attraversa paesaggi rurali e campagne verdi che anticipano perfettamente l’atmosfera più tranquilla che ci avrebbe accompagnato nei giorni successivi.
L'arrivo alla dogana
Una volta arrivati a Chiang Khong ci siamo diretti al controllo passaporti dove abbiamo ricevuto il timbro di uscita dalla Thailandia.
Da qui è necessario prendere un altro autobus che attraversa il Friendship Bridge e conduce alla dogana laotiana. Il biglietto si acquista direttamente sul posto e, dopo appena pochi minuti di viaggio, ci si ritrova ufficialmente in Laos o meglio, al suo confine.
Ufficialmente in Laos
Noi avevamo cambiato il denaro in uno dei money exchange del centro di Chiang Rai, evitando così eventuali commissioni poco convenienti alla frontiera.
Personalmente non ci sono stati richiesti costi aggiuntivi, ma abbiamo incontrato viaggiatori a cui erano state chieste piccole somme in baht per alcune pratiche. Per questo motivo consigliamo di conservare sempre qualche contante thailandese fino al completamento del passaggio di frontiera.
Al termine della procedura ci è stato consegnato un piccolo foglio che dovrà essere conservato con cura e restituito all’uscita dal Laos. Dopo un rapido controllo dei bagagli e il passaggio sotto il metal detector, finalmente il momento tanto atteso dell’ingresso ufficiale in un nuovo paese.
Benvenuti in Laos!
Verso Huay Xai
Una volta completate tutte le formalità d’ingresso, sarà necessario raggiungere Huay Xai, la piccola cittadina laotiana affacciata sul Mekong da cui partono tutte le slow boat dirette a Luang Prabang.
Per la maggior parte dei viaggiatori che attraversano il confine dalla Thailandia, Huay Xai rappresenta la porta d’ingresso al Laos settentrionale. È una tranquilla cittadina di frontiera che vive principalmente del passaggio di backpacker e viaggiatori in attesa di imbarcarsi sul Mekong.
Huay Xai si trova a circa 20-30 minuti di tuk-tuk dalla dogana. Il tragitto può risultare piuttosto costoso se affrontato da soli, quindi conviene condividere il mezzo con altri viaggiatori.
L’unico inconveniente è che non tutti arrivano alla stessa ora. Noi, ad esempio, abbiamo aspettato quasi un’ora prima di trovare abbastanza persone con cui dividere la corsa.
Le slow boat partono da Huay Xai una sola volta al giorno, generalmente al mattino presto. Noi non lo sapevamo e, arrivati nel pomeriggio, abbiamo dovuto trovare all’ultimo momento una guesthouse vicino al molo dove passare la notte.
L’ufficio dove acquistare i biglietti chiude intorno alle 17:00, quindi il consiglio è di comprarli il giorno precedente e approfittare del tempo libero per esplorare questa piccola cittadina di frontiera, ancora lontana dalle rotte turistiche più battute.
Primo giorno di navigazione
La slow boat lascia Huay Xai alle 8:30 del mattino, quindi la nostra giornata è iniziata molto presto, passeggiando tra i piccoli negozi del paese per fare scorta di panini, acqua e snack da consumare durante il viaggio.
A bordo i posti sono piuttosto stretti, ma sorprendentemente comodi considerando le tante ore di navigazione. Un consiglio: evitate i sedili in fondo alla barca, dove il rumore del motore può diventare piuttosto fastidioso.
Sulla barca troverete un solo bagno e un piccolo punto ristoro che vende acqua, bevande e qualche snack.
Il viaggio verso Pak Beng, il villaggio dove si trascorre la notte, dura circa sette o otto ore. Il tempo sembra rallentare seguendo il ritmo del fiume. Si naviga tra colline ricoperte di vegetazione, piccoli villaggi e spiagge di sabbia dorata che compaiono e scompaiono lungo le rive.
Ogni tanto si incontrano pescatori, contadini e bambini sorridenti che salutano incuriositi il passaggio della barca.
Una delle cose che ci ha colpito di più è stata la sensazione di essere completamente scollegati dal mondo. Nessun programma da rispettare, nessuna corsa contro il tempo. Solo il rumore dell’acqua contro lo scafo, il lento passare del paesaggio e la consapevolezza di trovarci nel mezzo di una delle grandi vie fluviali del Sud-est asiatico.
È uno di quei rari momenti in viaggio in cui si smette di pensare alla destinazione e ci si gode semplicemente il tragitto. Si legge, si parla con gli altri viaggiatori e ci si perde nei propri pensieri osservando il fiume scorrere lentamente.
Quando siamo arrivati a Pak Beng, il sole stava tramontando dietro le montagne, tingendo il Mekong di sfumature rosso fuoco. Sulle rive, i bambini giocavano e si tuffavano nel fiume, mentre il villaggio iniziava a prepararsi per la sera.
Quella sera ci siamo fermati per qualche minuto semplicemente a osservare il fiume. Dopo ore di navigazione sembrava quasi di conoscerlo. Il Mekong aveva scandito il ritmo della giornata e, mentre il sole spariva e lasciava alla luna, ci siamo resi conto che quella lentezza che all’inizio sembrava quasi una sfida era diventata la parte più bella dell’esperienza.
Abbiamo dormito alla Villa Mekong e, con nostra grande sorpresa, l’ostello era quasi vuoto. Ci siamo ritrovati in una camerata con sette letti a castello completamente a nostra disposizione.
La via principale del paese è costellata di piccoli ristoranti e locali. Tra tutti, ne abbiamo scelto uno che è rimasto impresso nella nostra memoria, Sabaidee Restaurant.
I menù erano vecchi quaderni pieni di messaggi lasciati dai viaggiatori passati di lì negli anni. Sfogliando quelle pagine si aveva la sensazione di leggere piccoli frammenti di vite in viaggio. E, come se non bastasse, lì abbiamo mangiato uno dei curry più buoni di tutto il nostro viaggio nel Sud-est asiatico.
Secondo giorno di navigazione verso Luang Prabang
Questa seconda giornata è forse ancora più lenta della prima. La barca effettua diverse soste lungo il fiume e, a ogni fermata, salgono nuovi passeggeri provenienti dai villaggi vicini.
In alcuni punti i bambini si arrampicano sulla barca per vendere piccoli braccialetti e collane realizzati a mano. Sono incontri brevi, ma capaci di raccontare molto della vita lungo il Mekong.
Le ore scorrono lentamente e il panorama cambia in continuazione. A volte il fiume si restringe tra le montagne, altre si apre in ampie distese d’acqua color fango. Ogni curva regala una prospettiva diversa e rende impossibile stancarsi davvero di guardare fuori.
Una pioggia sottile e costante ci ha accompagnati per buona parte della giornata. Invece di rovinare il viaggio, però, ha reso tutto ancora più suggestivo. Le montagne apparivano e scomparivano tra le nuvole basse, il fiume assumeva tonalità più scure e l’intero paesaggio sembrava avvolto da una leggera foschia.
Seduti vicino al finestrino, osservavamo le gocce di pioggia scivolare lungo il bordo della barca mentre il Mekong continuava il suo lento cammino. È stato uno di quei momenti in cui il viaggio sembrava sospeso nel tempo.
Eccola, Luang Prabang
Dopo otto ore di navigazione, nel tardo pomeriggio è finalmente apparsa all’orizzonte Luang Prabang.
La slow boat non arriva direttamente nel centro di Luang Prabang, ma attracca in un molo situato fuori dalla città. All’arrivo troverete numerosi tuk-tuk condivisi pronti a portare i viaggiatori fino al centro storico.
Stanchi ma felici, abbiamo raggiunto il nostro alloggio e concluso la giornata con un semplice piatto di fried noodles acquistato al mercato serale.
Vale davvero la pena?
Se state pianificando un viaggio in Laos, probabilmente troverete modi più rapidi per raggiungere Luang Prabang. Potete volare, prendere un autobus notturno o il treno ad alta velocità che collega gran parte del Paese. Ma nessuna di queste opzioni vi permetterà di vivere il Mekong come fa la slow boat.
Per due giorni il fiume diventa casa, strada e compagno di viaggio. Si osservano villaggi irraggiungibili via terra, si condividono ore con viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo e si impara ad apprezzare una lentezza che ormai sembra quasi scomparsa.
